lunedì, 21 aprile 2008, ore 19:55
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libro1
C'è un legame tra infelicità, disturbo psichico e creatività? Possono la poesia e l'arte essere un utile strumento per decifrare una personalità? Lo psichiatra veronese Vittorino Andreoli esamina la vita di
Giovanni Pascoli, le dinamiche del suo nucleo familiare, i rapporti a tratti morbosi con le sorelle, chiedendosi come mai, ad un'esistenza di successo sul piano letterario ed accademico, si
sia accompagnato uno stato di sofferenza interiore e fisica.
Questo lavoro non è e non si vuole presentare come un saggio letterario, ma piuttosto come un' inchiesta clinica sull'uomo prima che sul poeta, partendo dagli intrecci di sentimenti ed emozioni all'interno della sua famiglia.
Il metodo utilizzato è quello dell'indagine psichiatrica e, visto che il "paziente" non è più in vita, l'esame autoptico si basa oltre che
sulle opere di Giovanni, anche su lettere, testimonianze, disegni e fotografie, nonché visite dell'autore ai luoghi della vita del poeta.
Ma soprattutto, si tiene conto del "non detto" di ciò che appare come in filigrana dalle omissioni. Si pensi, ad esempio, al ruolo della sorella minore Maria (Mariù) redattrice delle opere del fratello poeta e che nella biografia "Lungo la vita di Giovanni Pascoli", molto ha omesso e travisato.
Andreoli non segue un andamento rigorosamente cronologico, ma procede diacronicamente per singoli temi.
Si parte dalla ricostruzione del nido, a Massa assieme alle sorelle minori Ida e Maria, felicità interrotta bruscamente dal matrimonio di Ida, la maggiore. Una riparazione per un fatto
increscioso, probabilmente un rapporto incestuoso tra la stessa Ida e Giovanni, scoperto dalla piu’ giovane delle due sorelle.
È a questo punto, forse per ovviare al dolore della perdita che, secondo Andreoli, il poeta, dopo aver tentato un inutile transfert su Maria, si dà all'alcool: un lento suicidio che lo porterà sull’orlo della follia e ad ammalarsi di cirrosi.
Andreoli infatti non crede, e lo dimostra con una diagnosi tecnicamente accurata, alla versione ufficiale della morte per cancro; una pietosa bugia delle autorità mediche, che non potevano certo attribuire a cirrosi epatica da alcolismo, la fine di uno dei maggiori letterati del tempo. Pascoli, insomma, lungi dall’essere il poeta della pace agreste, si rivela qui una personalita’sofferente e instabile. Se queste condizioni possono ben sposarsi con la poesia, non si conciliano invece con altre forme espressive: le prose, si pensi al necrologio per la morte del maestro Carducci, eranospesso sconnesse; le sue lezioni, a detta dei contemporanei, non semprecoerenti, la stessa calligrafia,
come dimostrano le foto di alcune lettere inserite nel saggio, non è lineare e varia tantissimo da un documento all’altro.
Un' indagine interessante questa di Vittorino Andreoli, psichiatra famoso per aver curato le perizie nei maggiori processi che sono saliti agli onori della cronaca, oltre che autore di best
–– seller.
Agevole nella lettura grazie anche a schede riassuntive alla fine di ogni capitolo, corredato di immagini e disegni dello stesso Pascoli, ma che non manca, tuttavia, di sconfinare un po' nella morbosità e nella battuta da osteria.
Soprattutto,e questo a mio avviso è un limite, sembra voler a tutti i costi dimostrare una tesi preconcetta. Chi infatti, come insegna la psicologia, ci assicura che anche Andreoli non abbia occultato,consciamente o meno, qualcosa che non suffragasse la sua ipotesi?

Vittorino Andreoli,

I segreti di casa Pascoli – Il poeta e lo psichiatra.

Rizzoli - Bur, 2006, € 9,20

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